ATTIVITA’ DELLA FONDAZIONE DELL’ORDINE DEGLI PSICOLOGI DELL’ABRUZZO – ONLUS ANNI 2016 – 2022

La Fondazione dell’Ordine degli Psicologi dell’Abruzzo viene costituita il 17 gennaio 2013 con lo scopo di essere uno strumento attuativo di progetti ed iniziative che rispondessero concretamente alle richieste di aiuto e sostegno che provenivano dal territorio alla categoria degli psicologi e, contemporaneamente, di promuovere azioni sul territorio per individuare e prevenire i disagi e i bisogni inascoltati.
Dalla sua costituzione la Fondazione è stata presente in diversi tavoli di lavoro dando il proprio contributo all’individuazione di aree di disagio, intervenendo come ponte comunicativo tra enti e istituzioni coinvolte e promuovendo il benessere collettivo.
È stato in occasione del terremoto del 2016 che la Fondazione è scesa direttamente in campo attraverso i propri soci, prima per raccogliere i fondi necessari e poi avviando uno sportello di ascolto nella città di Montereale per dare sostegno nel ricostruire un luogo di riferimento per le famiglie, i bambini e a i giovani che avevano visto distrutta la loro realtà precedente.
Durante il 2020 la Fondazione si è arricchita del contributo di nuovi soci esperti nei diversi ambiti della psicologia ed ha realizzato numerosi interventi volti a sostenere ed accompagnare diverse categorie di popolazione durante la pandemia da Covid 19.

ATTIVITA’ RECENTI 2020:
Il sostegno e supporto psicologico per far fronte alle emergenze psichiche generatesi a causa della diffusione del Corona Virus. I cinque progetti riportati sono stati attivati e realizzati durante il primo lockdown e le successive restrizioni:
1. PROGETTO: Il Servizio Psicologico online “NON VI LASCIAMO SOLI” offerto gratuitamente alla cittadinanza abruzzese per non lasciare soli i colpiti o esposti all’emergenza traumatica. L’obiettivo dell’intervento psicologico è stato quello di salvaguardare e, in alcuni casi, ripristinare l’equilibrio tra il sentimento di paura e il rischio oggettivo; sostenere per abilitare ad accettare il limite per la perdita di una discreta quota della propria libertà per garantirsi ora un po’ più di sicurezza barattando “una parte della sua possibilità di felicità per un po’ di sicurezza”.
In risposta alla seconda ondata di diffusione di massa del Covid 19, e alle relative restrizioni che hanno colpito la nostra regione, con misure severe di chiusura dei movimenti e delle libertà dei cittadini, si è riscontrato un crescente bisogno di supporto psicologico, espresso a più voci da diverse categorie lavorative, principalmente personale sanitario esposto in prima linea nel fronteggiare la grave pandemia e persone risultate positive al Covid. La Fondazione quindi si è nuovamente resa disponibile per mettere gratuitamente in campo le proprie forze, consapevole del proprio ruolo e della propria funzione. Nell’attesa di comprendere bene l’evolversi della situazione, e dopo un incontro prolifico tra gli psicologi-psicoterapeuti già coinvolti nei primi progetti, si sono attivati 3 sportelli di ascolto telematico.
-1 Sportello di ascolto della popolazione
-2 Sportello di ascolto dei positivi al Covid e persone in isolamento
-3 Sportello di ascolto dei Sanitari e famigliari dei sanitari
I tre sportelli hanno permesso così di rispondere a 3 categorie particolarmente coinvolte dalla pandemia e che stanno vivendo momenti di forte sconforto.
2. PROGETTO: “PRONTO… CHI FAVOLA?”. È stata un’iniziativa rivolta alle famiglie con bambini fino a 10 anni. Nel momento in cui, a causa del lockdown, i bambini non sono più andati a scuola perdendo tutte le loro certezze e le loro abitudini, il duplice obiettivo del progetto è stato quello di ricreare una piccola routine che i bambini potessero condividere con i loro genitori consapevoli di quanto l’attesa di un evento che si ripete sia rassicurante, e quello di creare un legame con un esterno che improvvisamente era diventato minaccioso e pericoloso.
Il progetto consisteva nell’inviare tramite whatsApp, ogni sera alle 19:30, un file audio con la lettura di una storia della raccolta “Favole al telefono” di G. Rodari. Insieme all’audio veniva preparato un breve spunto di riflessione. Poche righe per supportare i genitori nello spiegare il virus ai bambini e il perché di ciò che stava accadendo. Ogni sera, la storia è stata inviata a 1.118 famiglie che hanno letto e accettato il progetto.
Nel mese di giugno, in concomitanza con la chiusura dell’anno scolastico, il progetto si è concluso con una proposta creativa ai piccoli utenti. Dopo aver ricevuto la storia per 3 mesi, ed essere dunque stati fruitori del progetto, è stato chiesto ai bambini di restituirci qualcosa, rendendoli parte attiva del progetto. Così, durante i mesi estivi, sono stati raccolti disegni, poesie, filastrocche ecc. che i bambini hanno realizzato e inviato alla fondazione esternando le loro emozioni. Con tutto il materiale raccolto è stato realizzato un e-book a testimonianza dell’esserci incontrati e aver condiviso insieme un’esperienza. L’e-book è stato inviato a tutti i bambini in occasione delle festività Natalizie 2020 come risposta ai molti messaggi di ringraziamento, di approvazione e di sostegno che sono giunti sia dalle voci dei bambini che dalle parole dei genitori.
Sono stati realizzati inoltre dei video animati sulle favole di G. Rodari narrate, da Lorenzo Manfreda, e video musicali delle canzoni dell’artista Paolo Capodacqua sui testi di G. Rodari.
L’e-book può essere visionato sul sito della Fondazione www.fopsia.it.
3. PROGETTO: “RICOMINCIO DA COVID” – Un cineforum a distanza per favorire negli adolescenti che vivono in 4 strutture comunitarie per l’elaborazione delle reazioni emotive generatesi a causa delle restrizioni imposte dal Covid. La Fondazione ha pensato di rivolgersi a un gruppo specifico di adolescenti, ossia coloro che vivono all’interno di residenze protette, comunità, case-famiglia. Quelle strutture che possano fungere da base sicura, ma che proprio ora rischiano anche di essere viste come luoghi ancora più claustrofobici per l’adolescente che non riesce a confrontarsi facilmente con ulteriori restrizioni. L’adolescente che vive queste realtà ha già ha conosciuto il trauma. Dunque, il trauma attuale si va a sommare e sovrapporre ad un trauma preesistente, ciò comporta il rischio di una forte riattualizzazione del trauma precoce, dei vissuti di abbandono, trascuratezze e violenze. Nel corso delle settimane, la visione di film dopo film ha fatto emergere emozioni intense sia nei ragazzi che negli psicologi coinvolti. Tale scambio emotivo ha creato un’alleanza su contenuti personali importanti. A conclusione del progetto, è stato proposto ai ragazzi un laboratorio di scrittura e artistico nel quale rielaborare, dare voce e condividere le emozioni vissute. Il dono simbolico di un quadernone ed una penna da parte della Fondazione, con la frase stimolo “Scrivi il tuo film”, è stata l’autorizzazione implicita a costruire la propria identità. Tutte le produzioni verranno raccolte dagli psicologi della fondazione e successivamente verrà realizzato un lavoro che le conterrà tutte e che verrà condiviso con le comunità che hanno partecipato al progetto. Tra tutte le produzioni che perverranno alla fondazione, ne sarà scelta una che verrà premiata con la realizzazione di un videoclip o cortometraggio in cui i ragazzi saranno gli attori protagonisti guidati da esperti attori e registi.
4. PROGETTO: “Ph4Q – Photo For Quarantine” pensato e proposto ai ragazzi che frequentano gli istituti scolastici secondari di secondo grado. A partire da una parola chiave fornita dai membri della Fondazione, ha raccolto fotografie e dipinti realizzate dai ragazzi, che racchiudono i vissuti emotivi legati all’emergenza Covid. I ragazzi hanno potuto guardarsi intorno in modo diverso e costruire uno spazio infinito, come quello dell’arte e della creatività, dentro le proprie case. Il progetto “Ph4Q – Photo For Quarantine” è un contest fotografico online, che si presenta come uno stimolo per permettere ai ragazzi di esprimere e condividere i vissuti emotivi legati all’emergenza Covid, attraverso modalità, la foto, e strumenti, i social, che fanno parte della loro quotidianità e del loro linguaggio. Il contest fotografico è diventato il contenitore delle emozioni che trovano vita a partire dalla generazione dell’atto creativo e dell’opera creata, ma che vivono già nel mondo interno dei ragazzi. La cornice della fotografia diventa il simbolo all’interno del quale racchiudere, per portare all’attenzione del mondo in rete, le proprie emozioni. Una finestra che ha creato uno spazio di attenzione su di sé, sulle proprie risorse e sulle proprie fragilità. I ragazzi hanno pubblicato una foto sul proprio profilo Instagram, accompagnata da un Titolo, una breve descrizione, l’istituto scolastico di appartenenza, il Tag alla pagina Instagram “Non vi lasciamo soli” della Fondazione dell’Ordine degli Psicologi d’Abruzzo (@nonvilasciamosoli) e gli hastag: #contestphotoQ #Ph4Q. Al termine è stata realizzata on-line una mostra fotografica su instagram e sul sito della Fondazione.
5. PROGETTO: “IL MURO DI AIELLI: IMPLOSIONE 2020” Percorso esperienziale di espressione dei sentimenti e vissuti emotivi degli adolescenti di Aielli durante il lockdown, attraverso l’elaborazione psicologica e la creatività del canale artistico con la realizzazione finale di un murales ad opera degli adolescenti di Aielli. Il progetto prevedeva fin dall’inizio la presenza di un mediatore artistico che traducesse le emozioni in espressione visiva, permettendo che la condivisione e l’esplicitazione delle emozioni emerse venisse rappresentata su una parete sotto forma di murale. Così è nato “Implosione 2020”, un murale la cui lettura è possibile attraverso lenti colorate rosse e blu, utili a mettere in evidenza duplici e opposti contenuti maturati dai ragazzi nel corso del programma di scambio degli elaborati. Si ha perciò una visione alternata dei diversi simboli. Il fruitore è stimolato a vedere oltre le apparenze, attraverso il filtro della doppia esposizione. Quindi l’intenzione principale è stata quella di rappresentare le molteplici esperienze e la condensa emozionale che è parte integrante del progetto. Una simbologia composita unita da un tratteggio che rappresenta l’incertezza tipica dell’età adolescenziale e quella derivata dall’esperienza della pandemia che prendono l’aspetto di moderne pitture rupestri che trasudano, dall’interno della caverna/casa verso l’esterno spazio/luce, per riappropriarsi della vita e della libertà.

ATTIVITA’ ATTUALE

PROGETTO: “NUOVI SPAZI PER EMOZIONARCI”.
Nell’anno scolastico 2020-2021, e per i successivi due anni scolastici, la Fondazione, insieme ad AMBECO’, L’Aquila che rinasce, quale capofila, ed altri partner, è attualmente impegnata nell’attuazione del progetto “Con i bambini/ Chairos” finalizzato a contrastare la povertà educativa minorile attraverso un processo di progettazione partecipata di spazi verdi urbani, che vede coinvolti i minori, le loro famiglie e l’intera comunità stimolandone la creatività in un’ottica relazionale e sociale.
Nello specifico, gli psicologi della Fondazione stanno realizzando in due istituti comprensivi di Avezzano, interventi volti allo sviluppo di competenze creative-emozionali, culturali, di informazione e di formazione finalizzate alla promozione dell’agio e alla prevenzione del disagio. L’azione degli psicologi all’interno degli istituti si esplicita attraverso:
– uno sportello d’ascolto rivolto ai ragazzi, alle loro famiglie e ai docenti
– orientamento rivolto ai ragazzi delle classi terze come supporto alla scelta della scuola superiore
– realizzazione di incontri di formazione/informazione.

PROGETTO: “RICOMINCIO DA COVID”
“Ricomincio da Covid” diventa il supporto psicologico, il sostegno, il ponte con il mondo esterno per le persone (adolescenti e adulti) ospiti nelle Case Famiglia e per gli stessi operatori che, con l’implementazione delle attività progettuali previste, spezzeranno il loro isolamento dettato anche dall’esigenza di tutela degli utenti delle strutture. Gli psicologi e psicoterapeuti della Fondazione vanno ad offrire un supporto professionale e distaccato che si affianca al sovraccarico di lavoro svolto dai professionisti in questi mesi all’interno delle strutture. Un cineforum sia in presenza che a distanza per favorire negli utenti delle comunità l’elaborazione delle reazioni emotive generatesi a causa delle restrizioni imposte dal Covid. Tali restrizioni hanno limitato ciò di cui normalmente si nutre una persona, ossia il confronto con i pari all’esterno delle strutture, l’attività motoria, l’educazione scolastica, le attività ludiche e le esperienze culturali. Si tratta di una restrizione che colpisce e sollecita vorticosamente persone che hanno una caratterizzazione già di per sé “critica”, suscitando reazioni di rabbia, insofferenza, insoddisfazione, frustrazione. Il progetto si rivolge proprio a questi gruppi specifici e differenti tra loro (adolescenti e adulti) che vivono all’interno di residenze protette. Strutture che, se in passato hanno suscitato un forte senso di sicurezza, oggi rischiano di essere viste come luoghi ancora più claustrofobici. Le persone che vivono in queste realtà hanno già conosciuto “il trauma” su cui ora si sta riversando l’ombra di asocialità generata dal virus, con il rischio di originare una forte riattualizzazione e ritualizzazione dei vissuti di abbandono, trascuratezze e violenze.
La scelta dell’esperienza filmica (film, docufilm, lungometraggio, cortometraggio) è sempre stato vissuto come mezzo attraverso il quale veicolare valori, immagini di “altri mondi”, esperienze e, in generale, cultura. In questo progetto i contenuti multimediali favoriscono l’immedesimazione e si trasformano in uno spazio di confronto emotivo (con dibattiti guidati da esperti e confronto con sé stessi) su cui si lavorerà approfonditamente per prevenire, limitare e in molti casi curare gli esordi di sintomi post traumatici causati dalle restrizioni sanitarie. Ci si pone pertanto l’obiettivo di far confrontare gli ospiti delle strutture prescelte su temi legati al virus e le sue conseguenze, che hanno riguardato e influito la socialità interna ed esterna alle Case Famiglia.
La parte principale del progetto sarà caratterizzata pertanto dall’attivazione di un cineforum, gestito dagli psicologi e psicoterapeuti della Fondazione dell’Ordine degli Psicologi, assistiti da un referente delle strutture partecipanti che faciliterà la discussione. Il film da visionare sarà segnalato con largo anticipo così da permettere la facile fruizione a tutti i residenti della comunità. Si stabilirà un orario in cui ci si potrà collegare attraverso le piattaforme disponibili nei Centri. Il film scelto verrà concordato con i referenti delle strutture sentito il parere di un esperto in cinematografia che verrà coinvolto nel progetto per meglio rispondere alle esigenze dello stesso. Le proiezioni saranno in tutto 8 con cadenza bisettimanale e le discussioni avverranno immediatamente dopo la proiezione. In ogni evento interverranno le medesime figure professionali esterne al fine di creare una relazione e un’attesa che col tempo possa rassicurare una parte del loro vivere quotidiano. Gli incontri, a seconda dell’emergenza sanitaria dettata dal momento, verranno svolti o on line o in presenza in orari concordati.
Le sedute saranno verbalizzate e, enfatizzando i contenuti emersi negli incontri, si proporrà la traduzione degli stessi in qualcosa di creativo. I verbali, alla fine delle proiezioni saranno dati ai due gruppi appartenenti a ciascuna comunità che dovrà poi tradurli in opera creativa con il supporto di operatori esterni dei settori prescelti (pittore, scultore, musicista, attore, sceneggiatore ecc). La rappresentazione artistica o l’opera d’arte che darà voce in maniera attiva ai loro vissuti emotivi, sarà premiata e esternalizzata attraverso canali web (stampa, social, sito web). La loro produzione creativa resterà come segno dell’esserci stati e dell’aver condiviso insieme un’esperienza. Il contenuto dei verbali (emozioni emerse e la loro elaborazione trasformativa) sarà infine oggetto di un confronto allargato a livello regionale tra altri psicologi e studiosi del settore nelle opportune sedi istituzionali attraverso una giornata studio.
Tutte queste azioni orientate a sostegno della fase di emergenza e post-emergenza legata alla pandemia Covid-19
Il progetto “Ricomincio da Covid” è un’iniziativa studiata appositamente da Fondazione per contrastare e arginare le criticità emerse all’interno delle Case Famiglia, generate dalle restrizioni dell’emergenza sanitaria. Criticità che sono state attentamente rilevate dagli operatori interni e attenzionate a livello nazionale dagli psicologi e psicoterapeuti.

PROGETTO: “NON VI LASCIAMO SOLI – EMERGENZA UCRAINA”
Nei primi giorni di Marzo 2022, la Fondazione è stata contattata dal Tribunale dei minori di L’Aquila, nella persona della Presidente dr.ssa Angrisano per offrire un intervento di emergenza a favore di un primo e poi a seguire un secondo gruppo di profughi provenienti da Kiev e dintorni. Abbiamo firmato un protocollo d’intesa volto alla valutazione della situazione dei minori, accompagnati e non e per mettere in campo le più idonee strategie di intervento.
Il gruppo di lavoro della Fondazione si è riunito molte volte al fine di stabilire le linee guida per un intervento mirato, dal momento che ogni emergenza per sua natura è nuova e necessita di modelli teorici di riferimento diversi e di interventi assolutamente calibrati sui bisogni evidenziati.
Abbiamo deciso che la prima cosa importante da fare fosse l’ OSSERVAZIONE e l’ANALISI DEI BISOGNI, con modalità non invasive. Data anche la difficoltà della lingua, la stanchezza dei profughi e la necessità di soddisfare in primis i loro bisogni primari e gli aspetti medici. I primi giorni ci siamo mescolati al lavoro dei volontari del centro di prima accoglienza di Cerchio, collaborando fattivamente con loro, mentre si osservavano, senza invadere, i componenti dei vari nuclei familiari, le relazioni tre loro, le modalità di attaccamento, le abitudini e soprattutto eventuali disagi, dipendenze o comportamenti disadattivi.
La nostra attenzione si è concentrata particolarmente sui minori non accompagnati dai genitori, infatti la maggior parte di loro erano accompagnati dalle madre naturali o adottive. Parlando con loro sono emersi problemi di salute molto seri di minori, altri meno gravi, così come qualche disturbo di apprendimento e/o altri quali psicosi infantili, autismo, etc…
La presenza di molti bambini ci ha immediatamente spinto ad operare per un INSERIMENTO SCOLASTICO e INCLUSIONE nel territorio.
La presenza di famiglie eterogenee per estrazione sociale, necessità, livello culturale ha necessitato di intervento discreto e continuo per la mediazione tre loro e tra loro e i volontari.
Abbiamo stilato relazioni sui minori e sulle diverse necessità degli stessi, soprattutto di alcuni problematici.
In base a queste osservazioni ed ai colloqui con tutti gli ospiti abbiamo stabilito alcuni bisogni urgenti che emergevano e che andavano immediatamente soddisfatti.
Pertanto alcuni gruppi familiari sono stati, in accordo con tutti i volontari, trasferiti in luoghi idonei dove i minori potessero essere curati e assistiti adeguatamente, altre famiglie sono state facilitate nel trasferirsi in luoghi di loro gradimento o dove avessero sostegno di altre associazioni. verso un’ottica di STABILIZZAZIONE E AUTONOMIA.
Per i nuclei familiari che hanno deciso di rimanere sul territorio abruzzese, l’orientamento è stato quello di favorire la ripresa della loro autonomia con maggiore PRIVACY, sia in una struttura messa a disposizione dal Comune di Aielli che in alloggi monofamiliari di privati o di associazioni di volontariato.
Si è provveduto quindi all’ inserimento scolastico dei bambini (la maggior parte in età tra i quattro e i tredici anni). Tale inserimento ha necessitato di tradurre i certificati vaccinali e tante altre pratiche che abbiamo svolto nell’ottica di velocizzare l’inserimento scolastico e del venire incontro ai bisogni primari degli ospiti.
In tale ottica di integrazione, inclusione e stabilizzazione e con la necessità di abbassare il livello di stress, sono state organizzate feste, manifestazioni di interesse comune, gite in luoghi di cultura e di divertimento.
Nei periodi marzo aprile, essendo presenti solo noi, medici a parte, nelle strutture abbiamo trovato utile condividere molti momenti con gli ospiti senza perdere di vista il nostro essere psicologi.
Il nostro stare insieme era orientato a cercare mediatori linguistici disponibili, preparati e affidabili, cercare insegnanti di italiano, tutto all’ insegna di una utile integrazione, supplendo alle barriere linguistiche con una osservazione “clinica” attenta e costante.